#VARIETA' Aggiornamenti di lettura

 #VARIETA' Aggiornamenti di lettura





Ma buon salve, amici del web!
Ricordo che il 2021 per me è stato quello che si dice un fresh start: non avevo letture a metà, niente libri arretrati, solo titoli da cominciare. La situazione con questo 2022 è ben diversa: sono saturo di letture, compreso qualche arretrato dall'anno scorso. Anche troppe, a detta di alcuni - ho notato che il mio post su Instagram dedicato a questo argomento ha fatto ricredere molte persone, che erano in ansia perché pensavano di star leggendo troppe cose insieme.
Spero quindi che questo post solleverà anche voi: non preoccupatevi, non state leggendo troppo. Non quanto me, almeno!
Vediamo quindi che cosa ho da poco terminato, cosa sto rileggendo, cosa sto leggendo e cosa leggerò.

Cosa ho terminato:

Harry Potter e l'Ordine della Fenice, J.K. Rowling. Come chi mi segue sa, sono alle prese ora per la prima volta con la saga dedicata al maghetto più famoso di tutti i tempi. Ebbene sì, non ho mai letto Harry Potter prima d'ora - poi vi racconterò meglio tutta la storia e il mio rapporto con l'opera in un post dedicato. So bene che leggere questa saga a venticinque anni non sia paragonabile all'emozione che si potrebbe provare leggendola durante la cosiddetta "età giusta", che è più o meno quella dei protagonisti. Eppure io sono completamente insensibile al fascino e all'amore puro che la fortunata serie di J.K. Rowling sembra esercitare sulla quasi totalità delle persone che conosco. Anzi, la trovo piena di errori, mal gestita e tremendamente discontinua. Dopo i primi tre capitoli, che ho trovato sostanzialmente una variazione sullo stesso tema, col quarto libro credevo che, diventando più matura, la storia si sarebbe risollevata e fatta più avvincente, proprio come era stato il Calice di fuoco. Ma L'ordine della fenice per me è stata una cocente delusione: un fantapolitico noiosissimo, mal scritto e con delle scelte che ho trovato discutibili. Peccato, perché di parti e trovate belle ne aveva eccome, ma sono state soffocate dall'inutile lunghezza di altre vicende che ho trovato tranquillamente evitabili.
Ho fatto davvero fatica ad arrivare alla fine, e anche la parte finale quando sembrava risollevarsi è precipitata vertiginosamente per colpa dell'assoluta illogicità di alcuni eventi. Dunque per me è un grande no, e aspetto di vedere come saranno gli ultimi due volumi di una delle saghe che ricorderò con meno affetto in assoluto.

I gatti di Ulthar e L'albero, H.P. Lovecraft. I due racconti della tappa di gennaio del #GDLovecraft di Silvia mi sono piaciuti in maniera particolare, più degli ultimi che avevo letto. Da un po' infatti avevo notato come Lovecraft si fosse innestato sul trope narrativo del narrare senza mostrare effettivamente ciò che stesse accadendo; un'idea che se era apprezzabile e originale all'inizio, aveva iniziato a stancarmi. Specie se innestata in racconti di tale brevità. Questi due, invece, mi hanno molto colpito.
I gatti di Ulthar parla di un paese, appunto Ulthar, dov'è vietato uccidere i gatti. Perché? Perché c'era una volta una coppia di coniugi che detestava i gatti, e quando la loro strada ha incrociato quella di una carovana che passava di lì... be', sta a voi scoprirlo.
L'albero è invece un racconto che ha il sapore di tragedia greca, e proprio nell'antica Grecia è ambientato. Sul monte Menalo cresce un verde uliveto attorno ai resti di un'antica villa, dove c'è un albero dalla forma stranamente umana. Sono gli apicoltori a raccontare la storia degli scultori e amici fraterni Musides e Kalos, cui il tiranno di Siracusa commissionò due statue della dea Tyché per sceglierne la più bella, e del loro fato.

Rosa stacca la spina, Igor Nogarotto. Si tratta della mia prima collaborazione! Sono stato contattato dall'autore, che mi ha proposto di leggere in anteprima la sua nuova opera e recensirla. E' un romance, quindi un libro piuttosto fuori dalla mia zona di comfort, che vorrebbe porre al centro una storia d'amore, malattia ed erotismo. Nulla da dire sulla storia d'amore, che è presente e preponderante, il vero cuore pulsante del libro; ma ho trovato le parti dedicate all'erotismo piuttosto pudiche e affrettate, e quelle sulla malattia non troppo approfondite. Sicuramente avrei preferito una maggiore concentrazione su questi due aspetti, che però sono comunque presenti.
La storia in sé non è male, a differenza di altri romanzi simili che ho letto qui la progressione degli eventi c'è e si capisce, nonostante gli ampi spazi di riflessione che l'autore si prende. Avevo difatti paura di trovarmi di fronte a un romanzo eccessivamente introspettivo e riflessivo, cosa che non mi fa impazzire, perché non amo quando la narrazione è sacrificata per fare spazio a lunghe riflessioni. Invece qui ho trovato un giusto equilibrio, quindi posso dirmi soddisfatto dell'esperienza fatta, e di aver letto un libro tanto fuori dai miei generi abituali.

Cosa sto rileggendo:

Dracula, Bram Stoker. A ottobre ho dato il via a questa rilettura approfittando del GDL dedicato alle stagioni di Valentina, che lo poneva come libro tematico dell'autunno. Dracula è un'opera che amo, sulla quale ho svolto il lavoro di tesi magistrale e che ha ispirato, tra i tanti, uno dei miei libri preferiti di King, Le notti di Salem. L'ho letto al primo anno di università, e poi l'ho riletto a pezzi per la tesi, ma attendevo con ansia l'occasione per fare una rilettura integrale. Tale occasione si è presentata proprio il giorno del mio compleanno, e così ho iniziato la mia lenta e paziente rilettura di quello che per me è in tutto e per tutto un capolavoro della letteratura gotica. Dracula è un romanzo fantastico, d'atmosfera, con una tensione magnifica, soprattutto nella parte iniziale. Una delle critiche che più ho sentito muovergli riguarda il fatto che la tensione cali e in generale che il romanzo perda di interesse una volta conclusa la primissima parte - quella dedicata al castello e narrata nel diario di Jonathan Harker, per intenderci. Terminata quella, l'opera sembrerebbe aver esaurito il proprio valore.
Io, naturalmente, non mi trovo affatto d'accordo. Trovo che il fascino dell'opera permanga anche nella sua "seconda parte", sebbene si tratti di un fascino totalmente diverso. Quello della prima parte è un fascino esplicito, dato dall'atmosfera, dall'inconsapevolezza di Harker riguardo ciò che sta affrontando, dall'incertezza sul suo fato. E' un romanzo gotico in tutto e per tutto, dove la tensione che Stoker crea gioca un ruolo fondamentale, mentre Harker scopre, passo dopo passo, l'orribile verità che lo attende. Il fascino della seconda parte, invece, è implicito, più difficile da cogliere ma presente, e non vedo l'ora di parlarvene quando ne farò una bella recensione. Per ora posso solo dirvi che ho terminato la parte della nave - chi sa, sa - e negare che quella parte sia interessante secondo me è un errore. Sicuramente il "passo" dell'autore è diverso, ma merita, eccome se merita.

La verità sul caso Harry Quebert, Joel Dicker. Si tratta di un altro dei miei libri del cuore, e come nel caso di Dracula, attendevo l'occasione per rileggerlo. Ho fatto la conoscenza di Joel Dicker negli ultimi giorni di maggio del 2019, quando il mondo era ancora normale e mi trovavo in un Libraccio di Roma. Era un libro di cui avevo sentito parlare e che mi attirava da tempo, e appena l'ho visto sullo scaffale, usato a pochissimo, l'ho subito preso. In quei giorni di trasferta stavo finendo La bambina che amava Tom Gordon di King, e non appena ho terminato la lettura mi sono subito buttato su Harry Quebert.
Ho divorato questo "mattone" da 800 pagine nel giro di un mese, mi ha fatto compagnia mentre affrontavo la prima sessione estiva della magistrale, ed è persino finito in un paper per un esame. Dicker è istantaneamente diventato uno dei miei autori preferiti: mi ha catturato con una prosa scorrevole e una storia dalla quale mi era impossibile staccarmi. Nonostante le vicende alla base del "caso Harry Quebert" fossero senza dubbio interessanti, anche se infarcite di cliché e di una retorica abbastanza spinta, non è stata la storia di Harry e Nola, o di Marcus, a farmi amare questo libro. Sono state tutte le parti dedicate alla scrittura e al suo parallelo con l'amore, pagine e pagine in cui mi sono rivisto allora e in cui mi rivedo ancora oggi. Tutt'ora, quando mi trovo preda dello sconforto derivante dal mio ormai quasi perenne blocco dello scrittore, torno a leggere il primo capitolo di Harry Quebert, e lì trovo comprensione e conforto. 
Forse mi è piaciuto così tanto proprio perché sono uno scrittore, innamorato dell'arte del raccontare, e questo, più che un giallo, lo considero un libro che parla di scrittura e scrittori. So che in tanti l'hanno trovato banale, e che tanti altri, come me, lo amano. Non so quale delle due parti abbia ragione, so però che questa è una storia straordinaria non per ciò che racconta, ma per come lo racconta, grazie alla prosa straordinaria di un narratore che forse non eccelle quando deve scrivere dialoghi, che a volte appaiono inverosimili o stereotipati, ma che sicuramente ha il dono di rendere ottocento pagine fluide e piacevoli. 
E anche ora che lo sto rileggendo, non posso fare a meno di innamorarmi ancora una volta di quest'opera, di Aurora, di Nola, Harry, Marcus e di tutti gli altri protagonisti di questa storia che fonde amore e scrittura, e che parla, in ultima istanza, di vita.

Cosa sto leggendo:

Orlando innamorato, Matteo Maria Boiardo. Con i classici ho un rapporto travagliato che risale ai tempi del liceo, quando ce li tiravano dietro come noccioline, appioppandoceli senza contesto, d'estate e d'inverno, solo perché "è importante leggere i classici". Sì, ma con metodo.
Da allora provo quindi una repulsione verso i classici, che sto cercando di superare. Ne ho letti pochissimi, ma sento di essere sulla buona strada per la guarigione. Soprattutto perché all'università mi sono imbattuto in un corso di letteratura italiana - avevo una letteratura a scelta da dare obbligatoriamente - che trattava l'Orlando furioso di Ariosto. Il corso, tenuto da un docente estremamente competente e non manchevole di strapparci più di una risata, mi ha fatto conoscere l'opera di Ariosto, che avevo solo sfiorato al liceo, e il suo precedente letterario, cioè l'Orlando innamorato di Boiardo.
Mi sono appassionato talmente tanto a questi "romanzi cavallereschi" che quando ho trovato al Libraccio di Padova un'edizione usata dell'Innamorato - anche se poi ho scoperto che non è esattamente l'originale, ma quella curata dal Berni - ne ho subito approfittato. E quando ho scelto di partecipare alla sfida dei classici di Cristina, questo è stato il primo titolo a cui ho pensato.
Di quest'opera, che ho in lettura dall'anno scorso e ne avrò ancora per un bel po', prevedo, amo l'ironia, amo il fatto che sia un fantasy ante litteram, e l'intreccio sapiente di vicende e personaggi. Sicuramente il fatto che sia scritto in ottave non aiuta troppo la mia (poca) concentrazione, si tratta di fare i conti con una prosa vecchia di secoli; ma porterò avanti e a termine la lettura, anche se con tutto quello che sto leggendo passa ormai sempre, e ingiustamente, in secondo piano. Ma la finirò, assolutamente, perché le gesta dei paladini di Carlo Magno sono meravigliose, divertentissime e meritano di essere vissute e ricordate.

Il codice Da Vinci, Dan Brown. Brown per me è diventato una certezza quando ho letto Angeli e Demoni, il primo libro in cui compare il fortunato personaggio di Robert Langdon, il docente di storia dell'arte sempre coinvolto in grandi complotti internazionali e protagonista della maggior parte dei suoi romanzi. Poi ho letto Origin, che è in qualche modo - almeno per ora - una chiusura delle avventure di Langdon. E ora mi ritrovo a leggere il "famigerato" Codice Da Vinci, opera che ha avuto talmente tanto successo da essere addirittura inserita nella lista dei "libri da leggere prima di morire".
Come dicevo, ormai Brown per me è una certezza, i suoi romanzi sono opere estremamente gradevoli, dove le chicche sulla storia dell'arte o sulla cultura generale si inseriscono perfettamente nella narrazione, senza appesantirla. E credo che Robert Langdon sia una specie di James Bond de mondo dell'arte, sempre coinvolto in situazioni diverse, tutte ad alto rischio, con schemi che si ripetono - tra cui la Bond girl, in questo caso Langdon girl - di turno. 
Qual è allora il problema, perché anche con questa lettura ci sto mettendo così tanto? Perché è una scomodissima edizione illustrata, acquistata a pochissimo alla bancarella di una fiera tanti anni fa. Bella eh, ma non esattamente un formato comodo da leggere a letto la sera; anzi, è un vero mattone, nel senso letterale del termine, che richiede quasi un leggio. Dunque, in questo caso, l'unico reale problema è l'edizione, quando il risparmio non ha portato necessariamente a qualcosa di buono. Ma prometto di mettermi di impegno e finirlo, anche perché la storia, una classica storia alla Dan Brown, si promettere come sempre di grande intrattenimento - uno di quei casi in cui il ripetersi delle stesse dinamiche non rappresenta un fastidio.

La storia infinita, Michael Ende. Non mentite: tutti avete visto il film, e tutti avete pianto alla scena della palude. E' una di quelle cose che ti restano dentro, e in qualche modo ti segnano. Io mi ricordo a vedere il film, seduto sul pavimento della stanza ricreativa della mia scuola elementare, ma più che tremante per la scena della palude, mi ricordo sognante alla vista di quel drago serpentino. Ho sempre avuto un debole per i draghi, del resto.
Il ricordo del film mi è tornato forte alla mente l'anno scorso, quando ho acquistato questo libro assieme a La ragazza delle arance di Gaarder grazie a una promozione Tea libri. Attraverso una lettura in comune con due mie amiche, con una progressione a tappe settimanali, mi sono immerso, proprio come Bastiano, nel magico mondo di Fantàsia. 
Nonostante trovi i capitoli che sto leggendo ora leggermente meno piacevoli di quelli precedenti, devo dire che la storia in sé non ha fatto altro che sbalordirmi finora. Ogni capitolo aveva quel guizzo particolare, quel personaggio o ambientazione che mi lasciava a bocca aperta. Attendevo, trepidante, che giungesse la nuova settimana per scoprire cosa sarebbe successo, quale altra magica creatura o incredibile paesaggio si sarebbe profilato davanti ai miei occhi con il nuovo capitolo. 
Il libro di Ende è, per me, metaletteratura di altissimo livello, che fa dell'arte del raccontare un qualcosa di insieme magico e salvifico. Sono felice di sapere che le avventure di Bastiano e delle altre creature di Fantàsia si prolungheranno ancora per parecchio tempo. Spero solo che, passati questi capitoli che definirei di "assestamento", torni a stupirmi con la stessa intensità di prima, se non di più.

Dio di illusioni, Donna Tartt. Quando un libro è talmente tanto acclamato e lo si vede in giro così spesso, possono succedere due cose: che nasca la curiosità o che insorga il rigetto. La presenza di entrambi i sentimenti comporta un rischio: che le proprie aspettative siano talmente alte da non essere soddisfatte, o che per via dell'insofferenza si vada a perdere un gran lettura.
Dio di illusioni era per me ormai diventato l'oggetto del desiderio, il libro dei sogni. A malapena ne conoscevo la trama, eppure provavo un irresistibile attrazione nei suoi confronti, a dispetto di tutti i pareri negativi o incerti su di esso. Per fortuna la mia migliore amica non solo l'ha letto, ma me lo ha anche prestato, e così mi sono ritrovato, a dicembre, a intraprendere questo viaggio tanto atteso. Ero in treno, tornavo a casa, avevo appena terminato La zona morta di Stephen King, e non sono riuscito a resistere. Così ho iniziato la mia avventura con Dio di illusioni, una traversata nei meandri di questo dark academia che è tutt'ora in corso.
E quindi com'è Dio di illusioni? Ha tradito le mie altissime aspettative? Affatto. E vi dirò di più: è anche meglio di quanto mi aspettassi. Non che io avessi delle aspettative ben definite, sia chiaro, ma anche se le avessi avute, questo libro le sta di gran lunga superando. La lettura procede con estrema calma, primo per tutto ciò che sto leggendo in contemporanea, e secondo perché si tratta di un libro densissimo, ogni pagina è ricca di dettagli, gli avvenimenti sono narrati in un modo che trovo assolutamente atipico. Lo stile della Tartt è ricercato ma non fastidioso, tutto è pervaso di bellezza, qualsiasi cosa mi sembra trasfigurata. Sarò io che mi sono fissato, oppure è veramente così?
Non so dire quanto relativa possa essere la mia percezione. So però che la sua lentezza non mi sta affatto disturbando, perché sono incantato da tutto: dalla storia messa in piedi, che solo ora ha iniziato a dispiegarsi; dai personaggi, fuori dal mondo e dai sinistri segreti; dall'ambientazione, che pare così idilliaca eppure nasconde qualcosa di orribile, lo sento.
Come nel caso de La storia infinita, sono felicissimo al pensiero che questa lettura mi terrà compagnia ancora per un po'. Forse mi lascerò trascinare e mi ritroverò a finirlo prima di quanto non desideri, ma mi impegnerò per gustarmi ogni singola pagina.

Il sangue della veggente, Lisa Bilotti. Ringrazio Lisa e la Dark Abyss Edizioni per avermi inviato in anteprima questo libro, arrivato giusto la vigilia di Natale, come un regalo inatteso ma molto, molto gradito. Ormai sono prossimo a terminare questa lettura, e per ora posso solo dire: wow.
Quando Lisa aveva annunciato che si trattasse di un "fantasy preistorico" ho pensato: be', sarà interessante per forza, in fondo non ho mai letto fantasy preistorici! E avevo ragione: Il sangue della veggente è un fantasy tutto d'atmosfera, ambientato "all'alba del mondo", come recita anche la trama; un mondo in cui convivono uomini e dei, i primi ignari e i secondi perlopiù nascosti. Al centro di tutto ci sono Mord e Huna, lui la Guida del popolo, lei la Veggente che interpreta la voce delle divinità. Quando qualcosa giunge a rompere l'equilibrio in cui il Popolo, la comunità di uomini riuniti, antichi segreti tornano a galla e gli dei decidono di affermare il proprio potere.
Sono davvero curioso di sapere come tutto questo si concluderà: trovo fantastica l'ambientazione, interessantissime le credenze e la cultura alla base di questi uomini, non primitivi ma piuttosto primordiali, e ora gli eventi sono entrati nel vivo. Ancora pochi giorni e avrò concluso la lettura, poi vi parlerò di questo fantasy d'atmosfera che mi ha introdotto a una casa editrice che sta già, pian piano, conquistando la mia fiducia.

Spin the Dawn, Elizabeth Lim. La mia attuale lettura in Ebook è un fantasy per molti versi classico e per altri alquanto peculiare. Dopo che una guerra ha devastato il regno di A'landi e le ha portato via due fratelli su tre, Maia ha un'unica occasione per riscattare la propria famiglia e risollevarla dalla situazione di penuria economica in cui versa: vincere una difficilissima competizione e diventare il nuovo sarto imperiale. Il fatto che la sfida sia riservata solo agli uomini non la fermerà, e Maia arriverà a fingersi suo fratello, l'unico tornato dalla guerra, pur di poter competere. 
Tra avversari tutt'altro che leali, un paio di forbici magiche e le attenzioni di un beffardo stregone, mi sto godendo quella che sembra, a tratti, una riscrittura della storia di Mulan. Le assonanze di certo non mancano: l'ambientazione orientale, la protagonista che si finge un uomo pur di poter partire, tutte le situazioni che potrebbero metterla allo scoperto. E poi c'è l'elemento del cucito: francamente non ho mai provato interesse per quest'arte, ma devo dire che mi piace l'idea di averla messa al centro delle vicende di un fantasy.
Chiaramente Mulan combatteva con una spada, mentre Maia ha ago e filo - e le sue forbici magiche, ovvio - ma confido che sarà altrettanto tenace. Per ora lo è eccome.
Il fantasy è il mio genere preferito, in tutte le sue declinazioni, e nonostante siano successe ancora poche cose nelle pagine lette finora, basta l'atmosfera per farmi sentire a casa.

Follia, Patrick McGrath. Avete presente quel momento in cui vi accorgete di avere in casa quel libro di cui parlano tutti? Ecco.
Un bel giorno ciondolavo per casa, non sapendo che fare, non avendo voglia di leggere o altro, e intanto continuavo a scorrere le piccole librerie che abbiamo in casa con lo sguardo. Così mi salta all'occhio un titolo stampato a caratteri grandi sul dorso di un volume che era lì penso da prima di me: FOLLIA. "Aspetta" faccio, "ma non è quel libro che vedo sempre sul bookstagram e sul booktok?".
Ed era proprio quello. Credo che questo sia uno di quei casi di serendipity di cui ogni tanto ho sentito parlare; certo, fa strano quando capita proprio a te. Ma comunque... Follia è una lettura che ho poi cominciato per curiosità, la curiosità di capire cosa avesse questo libro per far parlare così tanto di sé. Praticamente tutti quelli che conosco e che l'hanno letto l'hanno definito straordinario, e così, come se non avessi già troppe letture in corso, ho colto la palla al balzo e mi sono buttato fra le sue pagine.
Ho letto pochissimo finora, è una storia ben scritta, con una voce narrante che analizza la vicenda dal punto di vista clinico e psicologico. E' scorrevole ma devo ancora capire se mi piaccia o meno. Anche perché, finora, per essere una storia di "perversione sessuale" le parti dedicate al tema del sesso sono piuttosto sbrigative ed edulcorate, quasi assenti.
Non mi resta che andare avanti, e completare, prima o poi, anche questa lettura.

Cosa leggerò:

Sicuramente la mia Tbr continuerà ad allungarsi nel corso dei prossimi mesi, e ho già pronti dei titoli che andranno a sostituire quelli che per ora occupano il mio comodino, una volta terminati. E' dal novembre scorso che volevo leggere Carmilla di Le Fanu, ma la rilettura di Dracula sta andando per le lunghe, e aspetterò di finire nuovamente il Conte prima di trovarmi ad avere a che fare con un altro vampiro.
E' in programma anche la rilettura del Ritratto di Dorian Gray di Wilde, uno dei pochi classici che sono riuscito a leggere per interno durante le superiori, col gruppo di pagine infinite.
Per quanto riguarda quel che ho chiamato "Il mio viaggio con King", ovvero la mia lettura e rilettura dei libri dell'autore in ordine di pubblicazione, L'incendiaria è quello che mi aspetta al varco. Un libro che ho abbandonato nel 2020, l'ho trovato lentissimo e insolitamente pesante. Spero tanto di ricredermi!


Spero che questo aggiornamento di lettura vi abbia fatto piacere, e che vi abbia un po' rincuorati: non siete messi così male a letture, non quanto me!

Se questo post è stato di tuo gradimento, per favore non dimenticare di lasciare un bel commento e, se ne avrai voglia, di parlarne coi tuoi amici. Mi aiuterai a crescere e a migliorare!
Grazie, e alla prossima,

Neroeoro





Nessun commento:

Posta un commento

  #Recensione Claus  di Andrea R Ciaravella