#RECENSIONE "Carrie" di Stephen King



Restò seduta immobile, lasciando che il rumore si infrangesse contro di lei come un'ondata. Loro erano ancora tutti belli, e c'era ancora incanto e meraviglia, ma lei aveva oltrepassato la linea di demarcazione, e adesso la fiaba era verde di marciume e malvagità. In questa nuova fiaba lei mangiava una mela avvelenata, era assalita dagli orchi, divorata dalle tigri. Stavano di nuovo ridendo di lei.


Buon primo dell'anno, popolo del web!
Avete passato una buona serata? Avete già deciso che buoni propositi perseguirete? Ma soprattutto: pronti a leggere la prima recensione del mio blog?
Con l'anno nuovo voglio inaugurare anche questo mio progetto, e non penso ci sia modo migliore di farlo che con una recensione. In questo caso, sarà la recensione di Carrie, romanzo d'esordio di Stephen King, che si da il caso sia il mio autore preferito. Cercherò tuttavia di mettere da parte il mio amore per King e di essere quanto più obiettivo possibile sull'opera in questione.
Perché ho scelto di cominciare con Carrie? Perché come per King ha rappresentato l'inizio di una carriera, così mi piace pensare che da questa recensione possa partire qualcosa di grande e di bello: un percorso che intraprenderò con voi, miei lettori e critici accaniti. E sebbene Carrie sia acerbo ma comunque meraviglioso, spero che questa mia prima recensione, per quanto imperfetta, vi convinca a restare.
Poi ecco, King ci ha impiegato nove mesi per scrivere il libro, una vera e propria gestazione; io spero di metterci meno tempo.
Siete pronti? Allora seguitemi, perché stiamo per recarci nel Maine...

Di cosa parla?

"Tam-pò-na-ti, tam-pò-na-ti, tam-pò-na-ti...".
Le docce dello spogliatoio, sangue fra le gambe e un coro di adolescenti che ne bersagliano un'altra con una pioggia di assorbenti come le noccioline che si lanciano alle scimmie: è l'impattante scena iniziale di Carrie.
Siamo a Chamberlain, un fittizio paesino del Maine dove vive Carrie White, una ragazza goffa e introversa, sempre oggetto degli scherni delle sue compagne, capitanate dalla bulla della scuola, Christine Hargensen. Nella prima scena che la vede protagonista, Carrie sta avendo le prime mestruazioni, e non sapendo cosa siano è terrorizzata e crede di star morendo dissanguata. Le altre ragazze, lungi dall'aiutarla, ne approfittano per farle l'ennesima angheria; solo l'intervento di Mrs. Desjardin, la professoressa di ginnastica, metterà temporaneamente fine alla situazione.
Ma quell'evento traumatico risveglia un potere sopito dentro Carrie, che si era già manifestato durante la sua infanzia: la telecinesi, la capacità di spostare gli oggetti con la sola forza del pensiero. Un dono terribile e insieme portentoso, del quale Carrie acquisisce sempre più consapevolezza col passare del tempo. Un dono che impara a far proprio, e che potrebbe rappresentare la sua unica arma di difesa contro un mondo che non la accetta e non la vuole; contro le tremende compagne, che la considerano una stramba; contro la madre, una fondamentalista religiosa con idee da Antico Testamento, che non le ha mai neanche spiegato cosa siano delle mestruazioni e che vede il peccato ovunque si giri.
Ma telecineta o meno, Carrie vorrebbe solo essere felice, accettata dalle altre persone e andare al ballo della scuola in compagnia di un ragazzo che le fa battere il cuore. Riuscirà, almeno per una volta, a vivere la sua fiaba, oppure si rivelerà essere il mostro della propria storia, e tutto finirà divorato dal fuoco della sua rabbia?

Il commento

Carrie è un romanzo acerbo ma pieno di spirito. E' acerbo perché, conoscendo King, ho notato che qui manca ancora il livello di introspezione che caratterizzerà i suoi lavori successivi. Ma è anche pieno di spirito perché contiene già alcuni importantissimi stilemi che l'autore riprenderà nel corso della propria carriera.
Il romanzo non è diviso in veri e propri capitoli numerati: le vicende si alternano a estratti di libri fittizi e testimonianze sull'accaduto, in cui il presente si intreccia con anticipazioni di eventi futuri; questo porta certamente a una frammentazione del testo, ma non lo rende difficile da seguire. La narrazione è infatti particolarmente scorrevole, e anzi gli "estratti" contribuiscono ad aumentare la curiosità per gli eventi accennati, e quindi la volontà di proseguire nella lettura.
Se vi aspettate un horror alla Shining o alla IT, che sono fra le opere più famose e rappresentative di King, potreste rimanere delusi. Carrie non punta sul fattore orrorifico, non mira a spaventare con la comparsa di mostri venuti da altri mondi o semplicemente usciti fuori da qualche scantinato. Anzi, se non fosse per la telecinesi, l'elemento soprannaturale sarebbe completamente assente da questa storia. No, Carrie è una storia di rivalsa - o vendetta, dipende da come vogliate intenderla - squisitamente psicologica, ma con marcate tinte gore.
L'orrore qui è puramente umano: è l'orrore del bullismo, della discriminazione, una tematica che è al centro di questa storia. Carrie, la nostra protagonista, ricorda un po' il mostro di Frankenstein: è considerata diversa, in quanto meno attraente delle sue coetanee e per via dei suoi modi strani, tutto frutto della sua educazione; è ingenua, ma in fondo buona, ma giudicata solo per l'impressione che dà, senza che nessuno si sforzi davvero di conoscerla. Ed esattamente come la creatura senza nome nata dalla pena di Mary Shelley, rischia di diventare molto cattiva, di trasformarsi nel mostro che gli altri credono che sia.
Persino l'autore ci restituisce un'immagine tutt'altro che lusinghiera della nostra protagonista. Carrie viene descritta simile a "un bue paziente", che volge intorno uno "sguardo bovino", imprigionata in un "cerchio rosso di isolamento" che vorrebbe in tutti i modi spezzare. Tutto il contrario, insomma, della sua bulla. Chris è bella, popolare e viene da una famiglia di ceto elevato, anche se alla sua ricchezza materiale non si accompagna un'egual ricchezza morale. Ancora diversa da loro è Susan Snell, una delle ragazze che lanciano gli assorbenti a Carrie nella scena iniziale, quando crede di star morendo dissanguata. Nonostante Sue faccia parte della cerchia di Chris, è la prima a mettere in discussione ciò che stanno facendo; e così, mette in discussione anche una vita di soprusi e ingiustizie perpetrate, seguendo come una pecora le istruzioni di quella che è chiaramente la capobranco.
La sua "conversione" diventa una sfida ai pregiudizi e allo stigma sociale, il che la porterà a cercare una sorta di redenzione per il resto del libro, ad avvicinarsi a Carrie e a provare a rompere, anche inconsapevolmente, quel cerchio rosso che blocca la ragazza. Un cerchio rosso che sicuramente è alimentato dalle persone come Chris Hargensen, ma che trova un'origine nella figura di sua madre.
Margaret White esemplifica l'idea bigotta e aborrente della religione. Una donna plagiata da convinzioni antiquate, che crede che il sesso sia un mostro che si aggira per i motel e per i sedili posteriori delle auto, che scade nel grottesco alludendo al seno come alle "sporchetette" o vedendo nell'abito rosso che Carrie vuole cucirsi per il ballo il rosso del peccato, un segno che sua figlia sia abitata dal maligno. Margaret è un personaggio spaventoso, un altro mostro umano di questo libro, che ha in casa uno sgabuzzino pieno di immagini terribili raffiguranti vicende bibliche in cui non esita a rinchiudere la figlia, anche per ore, per farle fare penitenza e impedirle di peccare ancora. E' un po' l'immagine dell'America creazionista, che rifiuta la teoria evoluzionistica di Darwin e ascolta musica sacra mentre magari i propri figli urlano e battono i pugni dietro la porta di uno sgabuzzino.
Basta la scena in cui lei e Carrie si confrontano dopo che la seconda ha avuto le mestruazioni a definire il tremendo personaggio materno: "Sei una donna", così si rivolge alla figlia una volta tornata a casa e dopo aver appreso quanto successo a scuola; come se la pubertà fosse un peccato che Carrie ha attirato su sé stessa, come se dovesse pagare per questo.

Conclusioni

In poco più di duecento pagine, King ci regala lo spaccato di vita di un paesino del Maine, con le sue consuetudini e la sua velenosa perfidia.
Carrie è un personaggio patetico, col quale è facile entrare in empatia fin da subito. "Mi hanno riso dietro. Mi hanno tirato addosso le cose. Mi hanno sempre riso dietro" dice alla professoressa Desjardin, uscendo mestamente dall'ufficio del preside dopo le vicende dello spogliatoio. Sono le parole di una ragazza stanca, sconfortata, che si sente impotente e vorrebbe solo essere lasciata in pace, perché forse già chiedere di avere una vita normale sarebbe troppo. Non può averla, non con una madre del genere, non con quel potere che le cresce dentro, che lei fa sempre più suo, e che King ci descrive addirittura in maniera pseudoscientifica in un bellissimo paragrafo del libro.
La telecinesi è quasi un macguffin, e la sua importanza sarà cruciale solo nell'ultima parte della storia. Ma se vogliamo per un attimo dimenticarci di questo elemento, potremmo leggere Carrie come una storia di rivalsa sociale, forse impossibile; un romanzo di formazione che solo dopo si trasforma in un horror. 
Per questo lo consiglio anche ai non amanti del genere, perché sono convinto che la storia di Carrie ci riguardi da vicino, e perché è un ottimo entry point per quanto riguarda un autore come King, dalla produzione sterminata ed estremamente variegata. 
E' una lezione sulla cattiveria umana, e vi assicuro che, a differenza di Chris e compagnia bella, voi non riderete di Carrie durante la lettura. Perché non c'è davvero nulla da ridere.

A onor del vero, non ho citato un sacco di altre cose, tipo la presenza di Tommy, il ragazzo di Sue, che è un personaggio molto importante della storia, o altri momenti topici del libro, ma se vi dicessi tutto che gusto ci sarebbe?

Se vi è piaciuta questa recensione...

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Dovete sapere che da Carrie il registra Brian De Palma ha tratto il suo famoso film del '76, Carrie - Lo sguardo di Satana. Potete acquistare il DVD da questo link o noleggiandolo/acquistandolo su Prime Video!
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Grazie, e alla prossima,

Neroeoro

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