#RECENSIONE Claus di Andrea R Ciaravella

 #Recensione Claus di Andrea R Ciaravella



<<Vi rivedrò?>> domandò il ragazzo con gli occhi lucidi e la voce tremolante. <<Voglio sapere che la mia vita non finisce oggi. Voglio sapere che Claus un giorno sarà libero da tutto questo dolore.>>

Ma buon salve amici del web!
Com'è la vita nel 28 F.C.? Per cosa sta la sigla F.C.? Chi sono i Runner? E i Signori delle Città? E soprattutto cosa contiene quella misteriosa valigetta? 
Sono domande che sorgono leggendo Claus, un distopico post-apocalittico italiano firmato da Andrea Ciaravella, detto R, e che ho letto in occasione di un review party di cui la recensione che ora vi apprestate a leggere è il prodotto finale. 
Non conoscevo questo libro, prima che mi venisse proposta la collaborazione, e sbirciando un po' in giro sul web ho notato un generale entusiasmo intorno a una storia la cui trama mi aveva effettivamente attirato. Ma la lettura si è rivelata un'esperienza ben diversa da quanto mi aspettavo, e ho finito col non poter condividere l'entusiasmo cui ho accennato un paio di righe sopra.
Ciò è avvenuto in parte per i difetti riscontrati nel libro, in parte per il mio approccio ad esso. Mi spiegherò meglio nel corso di questa recensione, mirata a farvi comprendere se, nonostante i difetti e le difficoltà che andrò ad esporre, Claus possa comunque rappresentare una lettura interessante per voi.

Di che parla?

Claus è ambientato nell'anno 28 F.C., che sta per "Fine Cristo", anno in cui, come ci viene detto fin da subito dalla trama stessa, "il dominio dei Signori della Città è all'apice". Questi ultimi non sono altro che misteriose, e per la gran parte impersonali figure che dominano il mondo dall'alto delle quattro Grandi Città. Il mondo fuori è ridotto a una Landa, coperta qua e là di Villaggi, e abitata da profughi, sperduti e altre creature che sarebbe meglio non incontrare.
Protagonista della storia è Fee, che appartiene all'ordine dei Runner, e il suo fidato compagno, il cane lupo Claus. I due hanno un legame, un legame molto forte e che sembra andare al di là di una semplice amicizia. Le vicende per i due iniziano con la comparsa - o forse dovrei dire ricomparsa? - di una misteriosa valigetta, il cui contenuto non ci viene immediatamente svelato. Sappiamo solo che è ciò che spinge Fee e Claus a lasciare San Pietroburgo e a dirigersi in America. Una sorta di viaggio di ritorno per Fee, ma la traversata sarà tutt'altro che semplice, e oltreoceano lo attendono pericoli che può soltanto iniziare a immaginare, il principale dei quali è la sete di sangue di un folle che ha deciso di spadroneggiare là dove nemmeno i Signori osano arrivare.

Il commento

Come accennavo nell'introduzione, la lettura di Claus si è rivelata tutt'altro che entusiasmante per me. Fin da subito il mio approccio al testo è stato difficoltoso, e ho faticato veramente a proseguire fino alla fine.
Ciò dipende dal fatto che, per quanto buona possa essere l'idea dietro a un qualsiasi lavoro, io sono incapace di apprezzarla a prescindere dalla sua forma. Vale a dire che se la forma non mi convince o non è ben curata, ciò va ad inficiare anche l'idea alla base. Ed è esattamente il feeling che ho avuto con Claus.
L'idea di partenza non è affatto male, e nonostante io non abbia letto una gran quantità di distopici, vado certamente pazzo per i sistemi fantapolitici. Quando l'assetto del mondo ordinario cambia e viene riproposto in una chiave distorta, totalitaria o comunque estrema, la prima cosa che voglio è scoprire i meccanismi alla base di quel mondo. Come funziona ora la burocrazia? Come i governi mantengono il controllo sulla popolazione? Quali sono le figure preposte al comando ora?
Insomma, ho una sorta di perversione per i world-building delle opere. In Claus si intuisce un world-building interessante, e anche la storia dietro al mondo in cui sono ambientate le avventure di Fee e Claus poteva rappresentare un'attrattiva importante. Ma sono state proprio le criticità che ho riscontrato nella forma di Claus a impedirmi di godere dell'esperienza di questa lettura.
La mia disamina dei problemi presenti in Claus si articola su due livelli:
- un primo livello di natura sintattica, che riguarda i problemi oggettivi riscontrati nell'uso di alcuni verbi
- un secondo livello di natura narrativa, che riguarda i problemi soggettivi che ho riscontrato nel modo di raccontare dell'autore
Per quanto riguarda il primo ordine di problemi, si tratta di scorrettezze grammaticali sulle quali non sono riuscito a soprassedere, proprio in nome del fatto che non posso prescindere dalla forma di un testo per apprezzarlo.
Al di là dei diversi refusi che ho notato sparsi nel testo, a saltarmi subito all'occhio è stato l'uso del verbo uscire al transitivo, difetto che si ripresenta a più riprese nel testo, e che dunque si mostra come scelta consapevole operata dall'autore. Ma "Uscì dalla teca una pistola" non è corretto, ed è un errore che mi ha lasciato alquanto stranito. Specie se affiancato ad altri usi impropri come "Un altro proiettile lo strisciò", "Con l'indice pressò", o ad errori di coniugazione come "Fee comparse".
Tutto ciò ha, in primis, inficiato il mio rapporto col testo, perché sono cose che in un testo editato e distribuito sul mercato non mi aspetto di trovare.
In secundis, il secondo ordine di problemi sono a livello narrativo, e stavolta si tratta di considerazioni personali, ovvero difficoltà soggettive che non dipendono necessariamente da una cattiva scrittura ma da scelte narrative operate dall'autore. Come ho già detto, la storia alla base del mondo di Claus e il mondo stesso hanno un bel potenziale, ma si tratta di una storia restia a farsi scoprire. Per la maggior parte dell'opera, infatti, i personaggi parlano tra loro usando terminologie e riferendosi ad eventi che loro conoscono ma che non vengono spiegati, lasciando il lettore ignaro e senza neanche dargli grandi strumenti per fare congetture. Ciò ha causato in me parecchia frustrazione, mi sono sentito come il terzo incomodo a un ritrovo di due vecchi amici che non si prendono la briga di coinvolgerti nel loro viaggio sul viale dei ricordi.
Solo verso la fine la verità del mondo di Claus viene chiarita, con una sostenuta e certamente interessante spiegazione che però non compensa la frustrazione provata per tutta la lettura fino a quel momento. 
Ovviamente va benissimo dosare le informazioni, e certamente non bisogna scadere nel didascalico, ma non amo le grandi spiegazioni, specie se arrivano tardi e specie se all'interno di una storia che prevede un'avventura quasi on the road, con un mondo che si presta a uno svelamento graduale. Inoltre, nella sopracitata spiegazione c'è stato un dato che mi ha decisamente fatto storcere il naso, ma che non posso citare per non incorrere in spoiler.
Per quanto invece riguarda i personaggi, Fee e Claus, la coppia protagonista, funzionano piuttosto bene. In particolare mi è piaciuto il personaggio titolare dell'opera, perché l'autore è stato bravo nelle parti dedicate a lui; non è infatti facile, almeno a mio dire, scrivere di un personaggio senza dialoghi e senza una marcata espressività, che permetta quindi di intuire ciò che pensa. Ma Claus è un cane lupo estremamente intelligente, mistico per certi versi, e le interazioni tra lui e Fee sono estremamente dolci e riescono certamente a strappare un sorriso.
Fee è un personaggio molto consapevole del mondo che ha intorno, con delle cicatrici nell'animo e il peso delle sue azioni e dei suoi ricordi che lo accompagnano dovunque vada. Un personaggio che, per quanto sia spezzato, riesce comunque a dare speranza a chi ha intorno.
Tra i secondari, ho apprezzato molto Sean, un Runner enorme e sagace, che picchia come un fabbro ed è ignoranza pura, ma a cui non manca il cuore dolce, e Nichole, che per quanto poco si veda ha un desiderio di rivalsa ed emancipazione che la fanno spiccare rispetto agli altri.
La nota a margine che devo fare riguardo la caratterizzazione dei personaggi è che, per essere un mondo post-apocalittico comandato da forze burocratiche e gerarchizzanti, sembrano tutti molto allegri. La risata o il sorriso è infatti l'espressione che più appare sui volti dei personaggi, anche in situazioni che, a mio dire, non la richiederebbero. E a me piace il cattivo che sorride perché conscio della propria forza o di avere la situazione in pugno, ma è un'espediente narrativo che mi stanca, se troppo ripetuto.

Conclusioni

Nei ringraziamenti, l'autore scrive: "Non ho mai creduto in me stesso, ma ci avete creduto voi. Chi lo avrebbe mai detto che avrei cercato le parole giuste per scrivere i ringraziamenti del mio romanzo? [...] Mi sono fatto da solo, con tutti gli errori e i rimpianti del caso, mentre il mondo diceva che non ero nulla."
Sono parole forti e sicuramente molto sentite. Non conosco Andrea, che comunque voglio ringraziare per la fiducia accordatami, e spero non me ne vorrà per non aver apprezzato il suo lavoro e per gli errori che ho voluto segnalare. Ma sicuramente conosco il sentimento che anima scrittori e scrittrici. Scrivo da quando ho otto anni, e ricordo bene la soddisfazione e l'enorme emozione, quasi incredulità, che ho provato al termine di un romanzo - il mio romanzo - che poi ho lasciato nel cassetto.
Per questo sento di poter capire ciò che ha provato e che prova Andrea, e sono comunque felice che abbia raggiunto una soddisfazione personale, e che per lui la storia di Claus non sia ancora conclusa - dato che il finale aperto lasciava già presagire che ci fosse altro da dire, e visto che la notizia di Claus 2 è già stata "rilasciata alle stampe".
Ciò detto, quella di Claus è stata una lettura impegnativa e difficoltosa per me; il che non è necessariamente un male, ma stavolta ritengo che la difficoltà sia nata dai motivi sbagliati. Un po' mi spiace di non essere riuscito a immergermi in un mondo che si prometteva così interessante, ma non sono davvero riuscito a soprassedere sulle mancanze ed errori che ho evidenziato, e che in un romanzo pubblicato non dovrebbero a mio avviso essere presenti.
Auguro comunque ad Andrea il meglio e una buona fortuna per i suoi prossimi lavori!

Se vi è piaciuta questa recensione...

E se, a differenza mia, riuscite a soprassedere sulla forma o la trovate comunque consona a voi, potete acquistare Claus qui.
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Claus è edito da Casta Editore. Se volete scoprire altri titoli del loro catalogo, vi lascio qui la loro pagina Instagram.
Trovate qui sotto il banner contenente i nomi degli altri profili che partecipano al review party e le rispettive date di pubblicazione delle recensioni.

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Grazie, e alla prossima,

Neroeoro








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